Archivio mensile:settembre 2014

DISTRIBUZIONE DELL’ENERGIA

Nelle chitarre costruite con il metodo set-neck c’è una partcolare distribuzione dell’energia e per energia intendo: il carico tensionale delle corde e le vibrazioni generate dal loro moto. Come potete osservare nel disegno (fig.1), la trazione delle corde avviene tra la paletta e il ponte in quanto lì ancorate ma c’è anche una distribuzione della tensione che va oltre il ponte (parta colorata di giallo) per tutto il senso longitudinale del corpo. Questo permette più stabilità del sistema ma anche una omogeneità dei naturali movimenti stagionali del legno, in quanto meteriale “vivo” e in simbiosi con l’ambiente esterno. La parte colorata di blu invece, sta ad indicare la distribuzione delle vibrazioni che avvengono su tutta la superficie del corpo della chitarra senza intercorrere in punti di “rottura” della trasmissione, come avviene in tutti gli altri tipi di costruzione.

fig.1

(fig.1)

L’ACCOPPIAMENTO DEI MATERIALI IN RELAZIONE ALL’ELASTICITA’

Determinante per una buona riuscita dello strumento è la coniugazione tra le peculiarità dei materiali che fanno parte del sistema vibrante, intesa come mera scelta tra le caratteristiche tecnologiche degli stessi. Ad esempio: legni con troppo divario dal punto di vista del loro modulo di elasticità andranno in conflitto, quelli più “vibranti” (che dipende appunto dalla loro elasticità), se accostati ad uno più “smorzante”, si avrà un annullamento delle forze sviluppate.  L’ideale nell’accoppiamento è  il seguente: utilizzare un materiale estremamente rispondente nel punto in cui il suono prende forma, ovvero il manico; questo successivamente trasmetterà l’energia creatasi dalla messa in movimento delle corde ad un supporto (corpo) che sviluppi quell’energia nel tempo (sustain) e nello spazio (pressione sonora). L’utilizzo proprio di materiali congiunti e diversi ha come finalità la massima resa sonora e  una strategia strutturale dello strumento finalizzata alle resa sonora. Potrebbe essere più chiara l’idea facendo un parallelo con quello che è l’utilizzo dei metalli a seconda delle loro caratteristiche tecnologiche e quindi dello loro destinazioni specifiche all’interno di un progetto; in questo caso però le variabili tecnologiche si differenziano più marcatamente rispetto alle essenze lignee ma sono anche sovrapponibili per alcuni aspetti. Ad esempio: il rame e l’acciaio,  hanno pesi specifici abbastanza vicini e  trovano le stesse applicazioni in molti ambiti nella vita quotidiana (alcune destinazioni d’uso sono vincolate da un mero costo dei materiali). Il rame conduce meglio il calore rispetto all’acciaio, questo accade per la sua struttuta molecolare  (si ha un’oscillazione dell’orbita degl’elettroni nello spazio e questo avviene più rapidamente che nell’acciaio ovvero c’è un maggiore interscambio di energia tra le molecole). Questo lo rende l’elemento ottimale per la costruzione delle pentole da cucina (oltre che per la costruzione di conduttori elettrici per la sua buona conducibiltà elettrica); dal punto di vista meccanico però una struttura portante in accaio avrà una solidità complessiva superiore al rame. Entrambi questi materiali hanno in comune un’elevata plasticità (che è la capacità di subire grandi cambiamenti di forma irreversibili sotto l’azione di forze applicate, ovvero quando si supera il limite di elasticità). Concludendo: piccole differenze fisico-meccaniche portano comunque a orientamenti applicativi dei materiali, ben precisi. L’analisi delle caratteristiche tecnologiche dei metalli e quindi delle loro destinazioni in campo meccanico, possono essere utili per riflettere sull’importanza delle differenze tecnologiche delle essenze ligee ai fini liuteristici.