Archivio mensile:novembre 2014

“accordare la chitarra”

Gli strumenti musicali ad intonazione FISSA sono costruiti secondo il Sistema/Temperamento Equabile, (suddivisione dell’ottava in dodici semitoni uguali basato su un rapporto matematico e non sulla frequenza della nota), nello specifico la chitarra, la disposizione dei tasti, segue una regola matematica chiamata: regola del 17;

Gli accordatori digitali o analogici in commercio sono concepiti sulla suddivisione dell’ottava in 12 semitoni uguali (appunto  secondo il Temperamento Equabile). Di consequenza, nell’accordare ad orecchio secondo gli armonici naturali non porterà allo stesso risultato di accordatura tramite intonatori elettronici.

Nella realtà anche altre tipologie di strumenti non cordofoni, ad esempio gli aerofoni, hanno problematiche analoghe di tenuta e precisione dell’intonazione non riconducibili quindi alla “tenuta” delle corde. Una buona soluzione nell’accordatura della chitarra è avere  “un riff di riferimento” impresso nella mente,  cosicché dopo aver intonato lo strumento mediante i frequenzimetri, si possa ottimizzare ad orecchio e trovare un giusto compresso su tutti i registri. Eventuali accordature di mezzo tono sotto, sono da considerare azzardate a parità di diapason; la corda  concepita per oscillare con una determinata tensione, per dare una specifica frequenza (nota), ha una elasticità ben precisa che potrebbe inficiare  sullo “comfort” nel suonare (corde troppo tese o troppo morbide) e sull’intonazione.  Una notazione importante è da citare per quanto riguarda la differenza tra un timbro più enfatizzato sulle basse frequenze, dovuta al differente diapason. Confrontiamo due strumenti storici:  Fender Stratocaster, scala 25,5 inch- Gibson Les Paul, scala 24 3/4 inch. Ovviamente avendo diapason diversi hanno spaziature tra tasto e tasto calcolate conseguentemente così come una tensione delle corde diversa; la risultante sonora è un timbro inconfondibile  e un approccio estremamente tipico allo strumento. Nessuna delle due chitarre può sostituire l’altra in termini di sound e di feeling. Con la Stratocaster avremo un suono brillante a causa delle corde  un pò più tese rispetto alla Les Paul. Non entro nel merito dei diversi pick-ups installati nell’una e nell’altra che certamente danno il loro apporto timbrico ma se non ci fosse questa divergenza strutturale, il risultato non sarebbe così marcato.

INARMONICITA’ DELLA CHITARRA

Le corde impiegate nella chitarra come per altri strumenti cordofoni (ad esempio: il pianoforte), hanno elasticità propria quindi gli armonici emessi che dovrebbero essere multipli interi della fondamentale (rapporto 1:2:3:4:5 ecc.) nella realtà non assumono frequenze di vibrazione corrispondenti; questo fenomeno viene chiamato: detuning. Analizzando la costruzione della corda, ovvero: un’anima di acciaio armonico di forma esagonale o rotonda rivestita da una spirale di lega metallica (nickel, bronzo, acciaio ecc.), potremmo idealmente considerarla una molla (Fig.1).

(Fig.1)

(Fig.1)

(Fig.2)

(Fig.2)

Nella Fig.2 qui sopra, vediamo cosa accade nella realtà quando mettiamo in vibrazione la corda mentre nella Fig.1 abbiamo una teorizzazione ideale di quello che dovrebbe avvenire.

 

ASCOLTARE IL LEGNO

Grazie ai metodi sperimentali del fisico tedesco Ernst Chladni (le Lastre di Chladni), abbiamo a disposizione un metodo scientifico per analizzare i differenti modi di vibrare del materiale campione, sottoposti ad eccitazione. Dai suoi famosi esperimenti con lastre cosparse di sabbia, messe in vibrazione da un archetto da violino, questa assumeva una disposizione ben precisa a seconda della frequenza delle vibrazioni (Fig.1).

lastre di Chladni

lastre di Chladni (Fig.1)

Chladni afferma che in due lastre della stessa superficie, dello stesso spessore ma di diversa sostanza, la frequenza delle vibrazioni è:

1) in ragione diretta della radice quadrata dei rispettivi moduli di elastcità,

2) inversamente proporzionale alla radice quadrata dei loro pesi specifici.

Tradotto significa che: tanto più è elastico il materiale e alto il suo peso specifico, tanto più avremmo frequenze acute e viceversa.

Queste scoperte ci danno un metodo scientifico per individuare la capacità vibrante degli elementi presi in analisi, nel nostro caso il legno. Un’altra osservazione importante è la seguente:

Le frequenze basse creano un numero di linee inferiore a quelle alte (Fig.2).

chladni2

Le figure cambiano a seconda della forma della lastra.

chladni4

Sostanzialmente negli spazi (linee) dove si accumula la sabbia sulla piastra eccitata, non c’è vibrazione. Questo avvenimento diventa importante in fase di progettazione dello strumento perchè ci dà le coordinate delle zone in cui c’è più enfatizzazione oppure inerzia ovvero dove c’è risonanza e dove si formano onde stazionarie.